Marsiglia 2015

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DI MARSIGLIA NON C’E’ SOLO IL SAPONE…  

  ...e neanche il vecchio porto dal quale partì in catene Edmond Dantès alla volta del Castello d’If , portando nel cuore il pugnale per aver dovuto dire addio alla sua amata Mercedes. Neppure la caserma della Legione straniera, lì a fianco, chè, se ti prendono i cinque minuti, oltrepassi quel cancello, lasci che ti ritirino i documenti e scompari nel nulla, alla faccia di chi ti vuol male, di chi ti ha tradito in amore, di chi vuol fartela pagare per qualche sgarro, di quegli sbirri fottuti che ti sono ormai alle calcagna.

  No, Marsiglia è anche sede annuale del Prog Sud, uno dei più importanti festival europei dei Rock Progressive, che si tiene esattamente al Jas Rod di Les Pennes Mirabeau. Siamo scritturati per la serata finale, dividendo il palco con Steve Hogarth e Franck Carducci.

  Partiamo in auto + furgone da Asti di buon mattino, quel sabato 16 maggio. Al casello di Imperia raccattiamo Luciano, già in Liguria dal giorno precedente essendo stato a Genova al FIM, per essere consapevole delle nuove realtà musicali, come dice lui, oppure esclusivamente per fare un tuffo nel lontano ‘65 ed attendere al Beatles Day, da capellone nel cuore quale continua ad essere, come pensiamo noi.

  Max, dice, è già a Marsiglia. Lo ritroveremo direttamente per il soundcheck più tardi, con il naso e le gote rosso peperone a seguito della giornata passata in spiaggia a mirare le bianche scie di un’elica in compagnia di sua figlia Marta.

  Il Jas Rod è una location fantastica, un teatro progettato per dare il massimo alle orecchie di chi ascolta. Gli addetti al service sono preparatissimi. Piuma, il nostro tecnico, guarda le lucette del mixer e negli occhi sembra il bambino che a Natale spacchettava la scatola supermaxi del meccano.

  Lì è tutto calore, persino sua altezza Eliane, la tosta ed algida “dea ex machina” dell’intera organizzazione, ci appare come una ragazza molto più “alla pari”, di quelle che fanno le cose perché ci credono, con la passione più verace di cui sono capaci, come le suffragette che si vedevano sfilare nei ’70 con megafoni scandendo slogan per rivendicare diritti che erano prerogativa del sesso forte.

   Abbracciamo Bruno Kassan, che in questo caso è stato il nostro Brian Epstein, suo il merito per averci portati per la prima volta ad esibirci in quella che i nostri avi chiamavano Gallia Transalpina, poi l’immancabile Marina, nostra co-sponsor, ubiqua al punto da sospettare l’esistenza di due gemelline Montobbio che fan man bassa, spartendoseli fraternamente, di ogni evento Prog.

  Mentre scarichiamo strumenti “sua maestà” Steve si produce in gorgheggi cazzeggianti mentre traffica un po’ sul suo PC, un po’ sulla sua tastiera. Il viaggio è stato faticoso e quel sottofondo ben ispira ad “un istante di quiete” per rilassare le membra protetti dalla semioscurità della platea.

  Suoniamo per primi. Ruolo che ai più dei musici fa storcere il naso, tutti vogliono l’headline position, anche se per ritardi ti porta a suonare ad ore da sbadigli. Non per noi. Noi abbiamo doppie tastiere, siamo complessi per via delle spie, suonare per primi vuol dire fare il soundcheck per ultimi, quindi salire sul palco esattamente come quando l’hai lasciato, esattamente come nei teatri dove ci siamo solo noi in cartellone. In più: possiamo essere “freschi” sul palco e, dopo il concerto, possiamo lasciar scaricare l’adrenalina tranquillamente sgranocchiando le leccornie che lo staff di Prog Sud ha predisposto per gli artisti sotto il tendone del retro teatro.

  Partiamo carichi come sempre. L’acustica e la sala gremita fanno il resto. I suoni ci entrano nella pancia e nel cuore. Ne viene fuori una delle più belle prestazioni della Locanda dal momento della reunion del 2010. A volte un istante di quiete, Forse le lucciole non si amano più, Profumo di colla bianca, Sogno di Estunno, Crescendo, La giostra, Vendesi saggezza… tutto fila liscio in un crescendo di emozioni. L’encore è La Fine, che , da buona fine, finisce con una standing ovation.

  France, anche se non Parigi sei ben valsa una messa. Adieu, adieu adieu… anzi, perché no, au revoir!

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