Il Suono della Reunion: Vincenzo “Piuma" Penna

LdF AstiMusica 2014 013

L’evoluzione del suono

La prima volta che mi sono trovato dietro ad un mixer audio era il lontano 1974 e si trattava di un apparecchio valvolare GRS Firenze, 8 canali amplificato con relative casse acustiche.
Tutto il sistema si  chiamava “impianto voci”; il suono era caldissimo ma generoso nel rumore di fondo. 

Da allora il mio percorso di tecnico del suono si è sviluppato lungo tutta l’evoluzione del suono, sino all’attuale dilagare della tecnologia digitale.

La riproduzione sonora è storicamente iniziata verso il 1500 con le prime macchine o pianole meccaniche in grado di riprodurre lo steso motivo seguendo schede o rulli perforati. Per tre secoli queste macchine si sono evolute al punto da divenire dei veri e propri “automi musicali” ed ogni corte che si rispettasse ne possedeva vari esemplari.

Il primo apparecchio in grado di ricordare ciò che sentiva non fu il mio vecchio “Gelosino” a bobine, regalatomi dal mio babbo in occasione del mio tredicesimo Natale; infatti, più di un secolo prima, Edouard-Leon Scott de Martinville, a Parigi, creò il "fonoautografo" che incideva le onde sonore su un cilindro su cui era steso uno strato di carbone, grazie ad uno stilo collegato ad un diaframma che veniva messo in vibrazione dai suoni. Questo miracoloso aggeggio fu l’antenato del microfono e del registratore in un sol colpo.

Dopo pochi mesi Edison lo trasformò in un “fonografo”, cioè un apparato capace di registrare o riprodurre i suoni. Da allora i supporti cambiarono in forma e materiale ( Rulli metallici, dischi di cera, ecc…. ) sia per la ripresa sonora che per la riproduzione. I microfoni si svilupparono in breve tempo, trasformandosi in apparecchi sempre più sensibili e fedeli mentre i supporti su cui salvare la musica, conquistarono l’arrivo del vinile nei primi anni del 1900.

Poco prima, nel 1898, Il danese Poulsen effettua la prima registrazione magnetica utilizzando un filo metallico al posto dell'odierno nastro. Da allora fu una cavalcata tra mille stratagemmi  tecnologici sino a quando nel 1935, Il gruppo tedesco BASF/AEG presenta il primo registratore a nastro. Fu una rivoluzione epocale, si poteva già registrare e cancellare sullo stesso supporto. Negli anni ’40 AEG e l’americana AMPEX sviluppano nuovi apparecchi più fedeli, dotati di regolazione del BIAS, in una galoppata tecnologica che ben presto li portò alla fabbricazione dei primi multi pista, grandi come un armadio. Alla fine degli anni ’60 io rubavo con un cavetto dotato di due pinzette, le canzoni del “Cantagiro“ oppure i primi concerti rock trasmessi dalla TV della Svizzera Italiana, dall’altoparlante del televisore di famiglia. Erano i primi atti di pirateria audio che già inquietavano case discografiche e dirigenti SIAE.

Con l’arrivo delle audio cassette, ci fu un nuovo impulso, la registrazione multi pista uscì dagli studi professionali in cui imperavano le imponenti macchine a 24 canali dell’AMPEX o dell’OTARI, per trasformarsi in home recording. Con un 4 piste a cassette oppure un 8 tracce a nastro, ricordo di aver prodotto molti demo, dichi 33 giri e qualche primo CD. Il mio Revox B77 a bobine, era un gioiello con cui masterizzavo il risultato finale del mio lavoro. Tutto si svolgeva già nel nostro attuale piccolo “Archensiel studio” che con noi si è evoluto nel tempo. Parlo al plurale in quanto attualmente ho il piacere e l’onore di collaborare con mio figlio Paolo che oltre alle chitarre di Max, si occupa anche dei suoni del palco della Locanda delle Fate.

Oggi, nel “mare magnum” dell’informatica musicale, abbiamo scelto di lavorare  con Logic della Apple, forse il più creativo dei programmi di elaborazione musicale. Ci piace molto perché possiamo dare sfogo alle varie esigenze degli strumentisti con una pulizia e realismo di suono eccellente. Noi pensiamo che gli strumenti dei nostri amici “Locandieri” devono poter respirare nel dettaglio sonoro che questo sistema operativo ci offre pur  rispettando la maestosità di un sound con radici che arrivano da uno dei periodi più fertili della storia della musica: gli anni 70. La ricerca di strumenti d’epoca, microfoni limited edition, location dal prestigioso suono naturale  e “l’acustica variabile” del nostro “Archensiel studio“ sono  il nostro impegno per  i progetti futuri della Locanda delle Fate.

Piuma

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